07.08.07
Folletti gelosi la stanno a spiare
Allora. So che non si dovrebbe mai iniziare un discorso, scritto o orale che sai, con un "allora". Ma io lo faccio.
Allora. A volte mi capita, in particolari parti della giornata o della settimana o dei mesi, di provare una profonda nostalgia. Per quello che stavo diventando, per la bellezza della mia vita in quei giorni, anche se mi sembrava sempre brutta e sgangherata. E ripenso ad Ale.
Fa molto brutto scrivere qui sempre e solo quando sento particolamente la sua mancanza o quando mi va di parlargli un pò. Però è l'unico sistema che ho trovato per potermi sfogare e magari, chissà, queste cose le leggeranno anche persone che stanno come me, appese ad un filo che non le porta né su né giù, né nell'abisso della disperazione, né nella fase dello "sto bene". Che la mia vita stia andando completamente a rotoli, sì, ormai ne sono sempre più convinta. Che la morte di Alessandro sia stata il primo passo verso il buio, sì, forse è vero. Quando queste cose accadono capisci proprio che il mondo non gira come vorresti e come hai sempre sperato. E la cosa buffa è che poi ti accorgi che, pur avendo sofferto tanto, mente e cuore non accettano le cattiverie e le ingiustizie, perciò continuano a dondolarsi tranquilli nel ricordo e nell'assurda convinzione che certe persone non ti hanno lasciata e che determinate cose non le hai sentite né lette.
E mi arrabbio. Mi arrabbio perché questo blog non può diventare "La casa dello Spam". Ma che possiamo farci? Lui aveva la password e solo lui da amministratore del suo spazio poteva mettere le mani sui suoi post e modificarli. Ho le mani legate.
Maledetti spammatori di 'sto gran ca...rciofo! Leggete se capite: SMETTETELA!
Ecco, parlando degli spammatori porno mi sono distratta e dato che vivo costantemente in "modalità struzzo", ovvero "tieni la testa sotto la sabbia e dimenticati dei tuoi problemi finché qualcuno non ti scopre un pò e te li ricordi, allora hai bisogno di sfogarti e ne fai una tragedia greca", ho perso la grinta e la voglia di riportare a galla cattivi pensieri.
Chiudiamola qui.
Rimettiamo la testa sotto la sabbia.
Oppure nel secchio.
Ho messo la testa nel secchio.
E nel secchio c'è acqua e sale.
04.10.06
E un altro 'anno' è andato...
E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito,
quanto tempo è ormai passato e passerà?
Rubacchio la prima frase di Un altro giorno è andato, di Guccini, per aprire la mini bloggata da compleanno.
Sì, anche quest'anno è arrivato il 4 ottobre. Un giorno noioso, più noioso degli altri, nel quale mi sento sempre troppo sola rispetto a quel che desideravo. Ma va beh, pace.
Ho ascoltato Birthday, come tutti gli anni.
Che dire? Non molto. Tutto quello che avevo in mente è già stato 'vomitato' da un'altra parte. Qui mi resta solo la malinconia di non poter trascorrere questo compleanno in compagnia di Ale.
Ma almeno quest'anno non è per colpa di una litigata.
Buon compleanno a me.
03.10.06
Che bella la vita
Oggi, guardando i Simpson, mi è capitato di ascoltare qualche secondo di una canzone che sono sicura di conoscere. Una melodia forse anche piuttosto romantica, se vogliamo, dato che è stata messa in un 'dolce' momento tra l'orso e Homer (...). So di conoscerla, lo so, ma, purtroppo, non ho idea di chi l'abbia scritta, di chi la canti, né quale sia il suo titolo, perciò non ho modo per trovarla.
Una volta, quando mi capitavano cose di questo tipo, c'era sempre Alessandro pronto a darmi la risposta alle mie domande.
27.09.06
Ritornare
Dopo aver acceso il lumino nel porta candela rosso ed aver fatto sciogliere per bene lo zucchero nella mia tazza di té alla vaniglia, penso sia proprio ora di mettermi a scrivere qualcosa su questo blog, abbandonato, se vogliamo usare questa parola, da un bel pò di tempo.
Lo ammetto, non è affatto facile tornare 'a casa', guardare in faccia la realtà, capire che l'Aragosta è già stata mangiata e nella padella restano soltanto un pesciolino e una carota. Ma tutti abbiamo le nostre responsabilità ed una delle mie è quella di tenere in piedi questa tana, il ritrovo di tre amici, la discarica di musica, di film e di libri.
Sorseggio il mio té. E' ancora piuttosto caldo.
Cerco le parole adatte, quelle che sento veramente di scrivere, ma la mia testa è così piena di lettere che vorticano frettolose, che è anche abbastanza complicato comporre frasi che abbiano un senso.
Il punto è che per me non è cambiato niente. In tutti i sensi. Continuo a credere che, nonostante gli alti e bassi, l'ultimo periodo in cui non ho potuto stargli vicino, i litigi per i miei comportamenti infantili, i modi gentili in cui facevamo pace, lui, Alessandro, non sia mai andato via. Perché non me lo sento dentro. Come ho ripetuto più volte, probabilmente è uno stupido modo che la mia mente ha escogitato per non soffrire più di quanto sto già soffrendo e per credere che lui sia ancora lì, pronto per una serata tutta musicale, per una chiaccherata su un tema qualsiasi perché tanto l'importante era parlarne insieme per trasformarlo in qualcosa di speciale. Non credo che il mio sia il tipico caso in cui ti accorgi di quanto importante fosse una cosa o una persona solo quando la perdi. Io lo sapevo già da tanto tempo che lui era prezioso. Me l'ha sempre dimostrato. Ci capivamo, pensavamo le stesse cose, sentivamo le stesse emozioni ascoltando una canzone o guardando un cartone animato, ci sentivamo legati agli stessi personaggi un pò tonti, ma simpatici.
Parlare con la sua mamma, ieri sera, è stata una delle cose più belle e maledettamente difficili e dolorose ch'io abbia mai fatto. Mi ci è voluto tanto, forse troppo tempo per trovare il coraggio di comporre quel numero, e non so chi devo ringraziare per non averlo cancellato, quel giorno, quando, impazzita dalla rabbia, ho eliminato dal computer ogni query, il suo contatto msn, i link dalla cronologia che lo riguardavano. Credevo che trovare i suoi segni dentro le mie cose, alcune delle quali erano nostre, mi avrebbe fatto così male che non sarei davvero riuscita a sopportarlo.
Io non lo so come ci si comporta in questi casi. Dimenticare? No, non lo voglio fare. Non sarebbe giusto per lui e non sarebbe giusto per me.
Ieri, riagganciato il telefono ho pianto, come non facevo più da qualche settimana. Ho pianto per molte ragioni, ma una di queste è sicuramente l'aver sentito davvero di nuovo Alessandro. Perché lui era come sua madre. Io parlavo con lei e trovavo somiglianze ad ogni parola pronunciata. Ho saputo molte cose che ignoravo, come le sue condizioni nell'ultimo periodo e mi sono sentita veramente in colpa perché pensavo che io, una delle persone che forse gli stava più vicina, con ogni mezzo, non l'avevo fatto quando ne aveva più bisogno. Non ho preso in mano il telefono per chiamarlo perché ero sicura che se l'avessi un pò lasciato in pace, se fosse tornato al suo mondo, con in pugno la sua nuova bambina e l'opportunità di scattare mille e mille fotografie, sarebbe stato meglio. L'ultima telefonata, le ultime parole che mi ha detto sono state 'Sono stanco dell'ospedale. Voglio uscire di qui e non riesco nemmeno a stare al computer. Guardo il soffitto, non faccio altro tutto il giorno.' Ero certa che fosse tutto finito dopo quel momento.
Ma ho perso.
Perché mi sento di aver perso. Non era solo la sua malattia. Era anche la mia malattia. Mi ripetevo che l'avrei aiutato ad uscirne ed ho fallito. Non sono nemmeno stata capace di partire per Roma per prender parte al funerale, e tutto questo per la paura di accarezzare la verità e di restarne troppo ferita.
Non va bene così.
Ma mi sono fatta una promessa. Quella di, un giorno, poter andare a trovarlo. L'invito ce l'ho e sarebbe l'occasione giusta per scoprire i piccoli segreti di Alessandro, quelli che, non essendogli stata accanto davvero nemmeno per un secondo, non potevo sapere (anche se so tante e tante cose di lui perché ho avuto la fortuna di avere la sua fiducia, forse. Non credo fosse mai stato il tipo che parla di se stesso così facilmente con il primo che passa. Chissà cos'ho fatto per avere questo onore, me lo domando ancora!).
Ho già la lista pronta delle cose che voglio portargli. Una margherita, perché fiori o non fiori quando gliene donavo una a parole, per magia, riuscivo a tirarlo su. Almeno un brano di Riccardo Zappa, su cassetta, su disco, un modo lo troverò, perché non sono mai riuscita a farglielo conoscere, lui che quando lo nominavo mi prendeva in giro perché, non conoscendo Riccardo, affermava che esiste solo Frank e tutto il resto è polvere. Un sacchettino di caramelle per ricordare il Natale. Un disegno, perché voglio che abbia vicino qualcosa di mio e quelle sono le uniche cose che riesco a fare decentemente. Una lettera, forse, perché voglio che sappia quello che sento e che provo a dirgli ogni giorno sperando che mi senta. Una bustina di té, perché mi aveva promesso di farmene assaggiare tanti e diversi, visto che a Roma c'è un negozio che ne vende di speciali, davvero. Il menu che avevamo progettato di ordinare al ristorante cinese perché, eravamo sicuri che saremmo riusciti ad andarci, almeno una volta. Dovrò indossare qualcosa di rosso, per Yes it is. E non so cos'altro. Abbiamo parlato di tutto, ci siamo scambiati promesse che non potremo mantenere. E sarebbe inutile dire che mi manca e mi mancherà sempre.
Spero solo di imparare a vivere sentendolo accanto anche senza poter sentire la sua voce.
Io, dal canto mio, come ho già detto tante e tante volte, proverò a vivere per due perché, se davvero mi sta guardando, voglio che possa scoprire il mondo con me.
E, se ha modo di sentirmi, che mi saluti John Lennon, perché lo so che lassù ha avuto modo di incontrarlo. Probabilmente gli avrà chiesto "ello! uozziorneim? chenaiev autograff?", sfruttando, come diceva lui, la sua ben nota conoscenza della lingua inglese.

Quando verrò a trovarti ascolteremo The Cinema Show e Daisies of the Galaxy, Climbing to the Moon e Pezzi di Vetro e Rimmel e tutto quello che ti piaceva. Come una volta.
18.05.06
Ricordi
Parlando con degli amici di esami di stato, sensazioni, voti, numeri, filosofi, battutacce porno dei professori, mi sono tornati in mente tutti i brividi provati in quell'aula semi buia per permettere la proiezione del mio ipertesto, la gioia mentre percorrevo il corridoio, puntando dritta alla porta, la telefonata nella quale una voce chiara e tranquilla mi rassicurava, giurandomi che l'orale è una cretinata, la paura e le lacrime versate qualche giorno prima del fatidico giorno, le canzoni che ascoltavo, l'album, Canzoni d'amore, le parole di "Povero me" che mi deprimevano, il caldo di quei giorni, il lettore mp3 sempre accanto, anche a letto, mentre cercavo di dormire. Ripenso a tutto questo ed il petto si riscalda. Ripenso a tutto questo e mi dispiace di averlo già vissuto. Ero felice.
